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I Film



CANNES 2017: Happy end

di Michael Haneke, con: Isabelle Huppert, Toby Jones, Mathieu Kassovitz
FRANCIA - AUSTRIA - GERMANIA 2017

Due volte Palma d'Oro a Cannes – prima con “Il nastro bianco“ (2009), poi con “Amour“ (2012) – Michael Haneke si presenta nuovamente nel concorso principale della Croisette con un titolo che, alla luce del suo cinismo, suona come un‘anticipazione di tragedia, come fu per “Funny games“.

Affresco al vetriolo su storture e perversioni di una ricca famiglia di industriali, “Happy end“ inizia con l'avvelenamento domestico di un criceto e di una donna, per poi proseguire inanellando incidenti sul lavoro, tentazioni suicide, adultèri e la ribellione di un giovane rampollo, il tutto sullo sfondo di una città, quella di Calais, dove sussiste un'emergenza migratoria.

Teso e amarissimo, “Happy End“ è un film che, sin dalla prima inquadratura, pervade lo spettatore con la spietatezza della sua satira social-familiare. Proprio come succede con un bicchiere di Barolo chinato che, sin dal primo sorso, unisce al gusto pieno e rotondo del vino i sapori speziati estratti dalla china, dal rabarbaro, dalla genziana e dal cardamomo, il tutto a produrre un sapore intenso e netto dove l'amaro riempe le papille gustative senza lasciare spazio ad altro. Forse solo a poche scaglie (dure, come il film) di cioccolato fondente, purché la percentuale sia alta e dunque non vada ad intaccare l'amarezza di fondo che contraddistingue ogni fotogramma della pellicola.

Daria Pomponio


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