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I Film

Dylan Dog
di Kevin Munroe, con Brandon Routh e Anita Briem (USA 2011)
uscita in Italia: 16 marzo 2011


In Italia Dylan Dog è una cosa seria, non a caso è il secondo fumetto venduto dopo Topolino. Per questo, all’inizio del film, quando noi appassionati riconosciamo che la grafica del titolo è uguale a quella dell’omonima striscia, cominciamo a pregustarci un viaggio di quelli autentici, negli altrettanti autentici incubi del nostro eroe. Poi scorgiamo il corpo di Brandon Routh (quello di “Batman returns”) che forse potrà piacere alle spettatrici, ma è troppo palestrato per ricordare quello di Dylan (così tanto da far rimpiangere quello di Rupert Everett in “DellaMorte DellAmore”, del 1994), e occhieggia invece ai più recenti racconti adolescenzial-vampireschi, da “Twilight” in avanti. Poi vediamo l’assistente di Dylan. Ma come, non è Groucho Marx? Ennò, “… un problema di diritti…”, dicono quelli della distribuzione, sicché eccoti un ragazzotto che non fa ridere per niente, o almeno non come Groucho. E l’ironia? Quando cominciano a comparire zombie, licantropi e vampiri vari non si prova né paura, né divertimento, mentre sulle strisce di Sclavi l’accoppiata orrore-comicità è unica. Evvabbè, cerchiamo di consolarci nel ritrovare qualche scorcio londinese, visto che è lì che si ambientano le storie di Dylan… ennò, troppo costosa quella location per una produzione americana, il film s’ambienta a New Orleans. Ciliegina sulla torta, vediamo la bella ragazza che Dylan vorrebbe aiutare, smascherando l’assassino del padre, che si mette in tenuta da Lara Croft…
Poveri noi, noi amanti del nostro indagatore dell’incubo… nemmeno l’esclamazione “Giuda Ballerino!” che il doppiaggio ha reimmesso nella versione italiana, in mezzo a tanto popò di inautenticità, suona bene… così che questo Dylan Dog, molto semplicemente, è una specie di contraffazione dell’originale. Non in termini legali, per carità, bensì espressivi. Proprio come quando, girando per il mondo, capita a noi italiani d’imbatterci in una vetrina con un formaggio chiamato “parmesan”. A vederlo sembrerebbe pure quello autentico, fors’anche al primissimo morso, mostrando in genere una grana simile: poi però quella consistenza normalmente si sfalda, il sapore s’appiattisce, il profumo scompare. Ohiohiohi, questo povero Dylan Dog cinematografico che sa di “parmesan”…

Marco Lombardi


Potiche