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I Film



VENEZIA 2012
: The company you keep
di e con Robert Redford, con Shia LaBeouf, Julie Christie, Richard Jenkins, Susan Sarandon, Stanley Tucci, Nick Nolte. USA 2012

Accostarsi con leggerezza narrativa a temi pesanti, a parentesi cupe del nostro passato – misteriose, amare, coperte dal tempo – è una delle icone distintive dell’ultimo film di Robert Redford, “The Company you keep”. Mentre la sala – buia, concentrata e silenziosa – contemplava le immagini di una storia ben costruita con metodo classico, l’immagine di gusto che affiora spontanea è quella di un calzone ripieno di scarole. L’impatto visivo, tipico dei ripieni, inganna e nasconde. Spesso le sfoglie sono sottili. Nei calzoni al forno a legna, sotto la morbida coperta di pasta lievita – leggera, dorata e maculata – potrebbe celarsi qualsiasi ripieno, qualsiasi farcia. Ma spesso la verità è amara e spesso, scavando, si trova di più di quello che stava cercando. Così assieme alle scarole saltano fuori, uva passa, pinoli, alici e olive nere. Una mescolanza di sapori e dissapori da comprendere, da capire. Sapori protagonisti, ognuno con un proprio carattere, che hanno senso singolarmente e ancora un altro senso tutti riuniti nello stesso boccone. Sembrano un collettivo rivoluzionario, eversivo.

Il film di Redford affronta tante tematiche, tra queste si fa evidente la ricerca di un colpevole, la ricerca di un uomo da incriminare (Redford). La corsa è incalzante, i tempi stringono, la gara sembra essere tra un giovane reporter (LaBeouf) che corre dietro al suo scoop e l’FBI che corre dietro al presunto colpevole. Comunque entrambi cacciano la stessa preda. L’immagine mi riporta alla mente quando un tempo si metteva in tavola la polenta, con una sola salsiccia nel centro e tutti, con postazione e diversi percorsi, sgomitando e sporcando, cercavano di arrivare primi alla meta. Ma la corsa fine a se stessa non basta. E più della ricerca della verità, appare evidente l’ostinazione giornalistica tesa a fare luce sulla complicata faccenda che incrocia e sovrappone distinti destini. Un’ostinazione giornalistica che è quasi malinconica, che oggi appare diluita ed edulcorata, quasi dimenticata. Ma questo è un film. Ed è un film, per fortuna, che ci riserva un finale di speranza. La verità nel finale viene infatti a galla, emerge, fa chiarezza nella confusione. Come gnocchi. Gnocchi che nell’acqua che bolle sono scomposti, sovrapposti e disordinati, gnocchi però destinati a trovare ognuno il proprio posto, stretti nella loro unicità e senso di collettività.

Sara De Bellis


Potiche