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I Vini

Aglianico del Vulture
Carato Venusio 2001
gennaio 2011


Uno dei motori associativi che regola (in maniera irregolare!) la Cinegustologia è la memoria emotiva. Capita così che un vino bevuto di recente possa più facilmente legarsi a un film visto di recente, a patto che il nostro cuore del momento, in stretta collaborazione con mente e inconscio, diano il loro “ok”. Così, quando pochi giorni fa ho degustato in un ristorante del nord un eccezionale (e per nulla nordico) Aglianico del Vulture, quello di Carato Venusio, m’è subito venuto in mente un film cult, “Il laureato”, che avevo visto moltissimi anni fa e consideravo – sbagliando – “sopravvalutato” dalla critica, mentre ora, dopo un’ultima e più consapevole visione, ritengo un grandissimo film, storicamente circoscritto, ma per nulla datato. Anzi, modernissimo.
La carta d’identità di quell’Aglianico diceva “2001”, ma non era la sua “maturità” ad avermelo fatto associare a “Il laureato”, bensì la compresenza di tre componenti difficilmente compatibili: i sapori cupi e un po’ vulcanici, tipici del vitigno, insieme a un’inaspettata morbidezza e (persino!) freschezza. La sua cupezza, accentuata dalla surmaturazione delle uve e da un po’ di (ragionato) legno, è l’alter ego della vita del giovane (e già depresso) Dustin Hoffman nel suo subire la relazione clandestina con la “matura” Mrs. Robinson, un evento che costituisce l’emblema del suo sentirsi sfuggire la vita, nonostante ce l’abbia fra le mani tutta insieme, futuro incluso. La morbidezza e la freschezza vengono invece dopo, quando sentiamo la (ri)nascita che scaturisce dal suo innamorarsi in maniera pura, e intensa e profonda allo stesso tempo, della figlia della stessa Mrs. Robinson che, gelosa, farà di tutto per impedirgli di coronare il suo sogno d’amore, questa volta tutto diretto al “domani”. Insomma, trattasi di un vino che in bocca nasce in maniera “drammatica” per poi, dopo una sorprendente evoluzione, concludersi gioiosamente, come una bella commedia d’amore: e che potrebbero volere di più, i nostri sensi?

Marco Lombardi


Potiche