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I Film


Gli amanti passeggeri

di Pedro Almodovar, con Javier Cámara, Raúl Alévaro, Carlos Areces, Antonio Banderas e Penelope Cruz
uscita in Italia: 21 marzo 2013


        Un Almodovar così non s’era mai visto, perché se questo suo ultimo film contiene sì tutta la sua (solita, sbrilluccicante) trasgressività, insieme all’onnipresente tema della morte (ci troviamo in un aereo costretto a un atterraggio d’emergenza), di fatto è la sua prima (vera, intera) commedia. Che pur usando dei personaggi non propriamente comuni (gli assistenti di volo sono quasi tutti gay, e i piloti sul punto di diventarlo), di fatto è un film di genere che segna un’ulteriore “sperimentazione” dopo che il suo ultimo lavoro (“La pelle che abito”) aveva provato a mescolare il dramma al thriller al trash, con qualche (timida) puntata dentro il terreno dell’horror.


        Il problema è che – da un bel po’ di tempo – Almodovar non ha più niente da dire, tanto ci ha già detto in numerosi film passati, la cui punta massima rimane “Parla con lei”. Il risultato è quindi – alla fine – un film che, pur contenendo qualche (bel) dialogo dei suoi, e qualche teatrino dei suoi (in particolare il balletto dei 3 assistenti di volo gay per distrarre i passeggeri), mostra tutta la sua stanchezza. Pure la sua evanescenza, quindi la sua inutilità. Avete presente quando in pittura si parla dell’opera di un discepolo di una scuola che copia in maniera “manierata” lo stile del maestro di riferimento? Ecco, così vale per gli “Amanti passeggeri”, che pare più un film almodovariano, che di Almodovar. Un film che sembra una vetrina ricca di gelati diversissimi le cui vaschette d’acciaio vorrebbero far pensare a un prodotto artigianale, ma i cui colori accesi – così tanto da risultare spenti – sono già la prova del loro essere industriali, cioè artefatti. Al punto che il proprietario della gelateria ha sentito il bisogno di mettere sopra ogni cestello un frutto o un oggetto atto a “spiegare”, nel timore che la chimica e i tanti zuccheri facciano sembrare quei gusti pressoché indistinti.

 

Marco Lombardi