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I Vini

Astro
Cantine Astroni
giugno 2012

        Che belle le bollicine. Con la loro effervescente freschezza sono – secondo me – l’unico vino davvero abbinabile alla tavola, quello che porta all’equazione “1+1=3”, come succede nei migliori matrimoni. Molti altri abbinamenti, invece, conducono ad un “1+1=1,5”, come succede nella maggior parte dei rapporti di coppia. Dove lo stare insieme toglie, più che aggiungere.

        Questo Astro, una Falanghina al 100%, è una gran bella bollicina. Facile e profonda allo stesso tempo. La cosa che più m’ha colpito è la sua setosità, che – sto per dire un’eresia, lo so – me l’ha fatta accostare a un rosso infinitamente vellutato, il Lagrein. Questo tipo di sensazione tattile è in qualche modo erotica, quindi fa subito il paio con delle storie d’amore appassionate, di quelle dove la “tensione” è alta. Il vino, peraltro, è pure bello acido, come si conviene a una bollicina… sicché, se di storia d’amore si deve trattare, dev’essere per nulla facile. Irrisolta, se non addirittura irrisolvibile. Poi però c’è l’effervescenza che fa tornare il sorriso. Perché il perlage di Astro è fine e rigoglioso. Lungo, persino divertente.

        Tutti questi ingredienti sono presenti in una (setosa e fresca e acida ed effervescente) commedia del 1985, di e con Francesco Nuti: “Tutta colpa del paradiso”. Lui è un ex carcerato (quasi per caso) che va alla ricerca di suo figlio, adottato (durante il suo soggiorno forzato dietro le sbarre) da una famiglia che di figli non ne può avere, e vive in uno splendido chalet in alta montagna. Lei è – purtroppo J per lui– una certa Ornella Muti, sicché è normale che fra questo neo-romantico, com’era il Nuti di allora, e gli occhi della Muti dei tempi d’oro, appunto quelli del film, scatti un’attrazione di cuore, e “setosamente” erotica. La storia non potrà avere un suo lietissimo fine, anche se i due la vivranno… intensamente, senza dichiararsi rispetto a Lorenzo, il figlio di Nuti che per un attimo sembrerebbe il loro, di figlio. Ma l’aria fresca di montagna stempera l’acidità del finale, dandogli l’ironia con cui si dovrebbero vivere tutti gli accadimenti della vita… così che quella storia, come Astro, sembra alla fine aromatica, se non addirittura amabile.

Marco Lombardi


Potiche