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La caramella di cipolla di Tropea
Ristorante Pont de fer, Milano
febbraio 2011


Che posto strano questo “Pont de fer”: immerso in un quartiere fighettino come quello dei Navigli, dentro – anche se arredato con furbizia – ha delle deviazioni (ad esempio il vecchio bancone del bar) che danno un senso di trascorsa autenticità. La stranezza si trasforma in follia tra i fornelli, gestiti come sono da uno chef uruguayano talentuoso – così simpatico che gli ridono persino i peli della barba – che se ne frega delle ortodossie e fa una cucina piena di eccessi e disarmonie, cioè del fascino dato dall’imperfezione. Fra tutte le proposte risalta questa “Caramella di cipolla di Tropea” perché sembra una specie di vetro di Murano soffiato con dentro una scultura liquefatta. In bocca il piatto è un po’ squilibrato sul dolce, ma alla vista assomiglia all’opera di un imitatore bravo di Dalì, di uno di quelli che rifanno il maestro con ironia, mettendo in evidenza il concetto della “copia”. Visto e assaporato insieme, invece, il piatto m’ha fatto subito pensare al cinema di Mel Brooks, in particolare a quel film sgangherato che s’intitola “Balle spaziali”, ed è una parodia di “Guerre stellari”. La comicità è così forte da farsi surreale, talora trash, qualche altra volta ancora dada, ed ha una consistenza croccante e morbidosa allo stesso tempo, proprio come quel piatto. I toni sono altrettanto dolciastri, ma così giocosi e divertiti che sembrano rasentare la perfezione, nella loro rumorosa (eppure elegante) giocattolosità.

Marco Lombardi


Potiche