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I Film



VENEZIA 2011
: A dangerous method
di David Cronenberg, con Viggo Mortensen, Michael Fassbender e Keira Knightley. Canada, Francia, Germania, UK 2011

Può piacere o non piacere, ma la caratteristica principale del cinema di Cronenberg sta nel suo cercare sempre un punto di vista diverso rispetto a quello imperante. Già Roberto Faenza aveva raccontato lo stesso tema con “Prendimi l’anima” del 2003, ma se lì l’approccio era superficiale e stupidamente pruriginoso, in “A dangerous method” il regista canadese affronta in maniera più storica, che privata, il rapporto tra Freud e Jung attraverso la giovane donna che prima fu paziente e amante di quest’ultimo, poi aiutante del primo, fino a causare la rottura del rapporto fra i due studiosi. Freud era infatti ebreo, Jung ariano; Freud aveva rivoluzionato il pensiero moderno, chiudendosi però a riccio sulle sue scoperte, mentre Jung aveva aggiunto altri campi d’esplorazione (troppi?) rispetto ai capisaldi dimostrati da Freud. Sono gli anni antecedenti la prima guerra mondiale, sicché questi scontri metodologici sembrano essere in qualche modo padri di quelli “ideologici” che poi portarono ai successivi deliri (anche razzisti) degli anni ’30…
La fotografia cristallina del film mi rimanda a un bianco del nord, e così pure l’approccio cerebrale a quella fetta di storia. L’aver poi inserito una chiave di lettura del tutto nuova rispetto a un argomento già trattato mille volte mi fa pensare a una specie di OGM – però di quelli buoni – del pensiero, fino a condurmi al Müller Thurgau, creato in laboratorio nel 1882 unendo il Riesling renano col Sylvaner (o la Chasselas, come ritengono alcuni) al fine di determinare un ceppo resistente alla filossera, che aveva flagellato gran parte dei vitigni in Europa. Anche il pensiero di Cronenberg è strutturalmente forte, cioè “resistente” alle provocazioni, mentre il sapore un po’ vetroso e compostamente aromatico del Müller fa pensare appunto alla sua ragionata razionalità.

Marco Lombardi


Potiche