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I Film

L’estate di Giacomo
di Alessandro Comodin, con Giacomo, Stefania, Barbara
(Italia - Belgio - Francia 2011)
uscita in Italia: 22 luglio 2012

Quando si degusta un piatto, o un vino, si è necessariamente condizionati dall’ambiente esterno. Siamo “umani”, nel senso che i nostri sensi non smettono mai di recepire/elaborare/restituire, sicché è evidente che un banalissimo spaghetto alle vongole potrà sembrarci più buono mangiato di fronte al mare, che non davanti alle ciminiere di un sito industriale. L’esperienza ci aiuterà a “scorporare”, distinguendo il sentire (visivo) dall’altro (olfattivo/gustativo/tattile), ma non sarà mai cosa facile. Soprattutto quando, per bravura di chi ha costruito l’esperienza complessiva, o per felice casualità, il contesto e l’oggetto avranno delle assonanze tali da determinare il cosiddetto fenomeno (amplificante) della risonanza.

Tutto questo “popò di roba” è successo domenica 22 luglio alla Sacher Arena, il cinema all’aperto di Nanni Moretti dove è andata in scena la prima italiana del film (d’esordio) di Alessandro Comodin, “L’estate di Giacomo”, vincitore di un premio al festival di Locarno 2011. La pellicola è un documentario anomalo, perché anche se non prevede un copione recitato, durante le riprese la macchina da presa è sempre stata ben visibile ai protagonisti, che quindi erano consapevoli circa la presenza del cinema.

La storia è quella di un ragazzo (Giacomo) che, grazie a un’operazione, ha appena riacquisito il senso dell’udito perduto a nove anni, dopo essersi ammalato di meningite. Giacomo si riaffaccia alla vita per merito di un’amica (Stefania) con la quale passa un’estate elettrizzante e ambigua, a cavallo tra la semplice amicizia e la voglia di un’intimità “totale” che viene paradossalmente amplificata dalla loro diversità. Giacomo, infatti, non è un ragazzo “normale”: i desideri, i pensieri e i gesti si manifestano liberi, senza ipocrisie. Anche quelli da “nascondere”.

Il film ha la freschezza di un ghiacciolo al limone che sa rinfrescarti dal troppo caldo. Ha anche la sua dolcezza, e pure la sua acidità, visto che la conquista della felicità non sarà facile neanche per chi, come Giacomo, è privo di sovrastrutture sociali, quelle che normalmente allontanano da sé e dagli altri. Ha anche una certa appiccicosità, quella dello zucchero che dopo un po’ ti cola giù sulle dita, fino a darti fastidio. Giacomo, infatti, ha un modo di stare con gli altri che sa essere tanto (a modo suo) “seducente”, quanto respingente.

Tutto questo sentire è stato amplificato dalla Sacher Arena, da quel suo essere una sala d’altri tempi che da un lato - romanticamente - attrae (viste le stelle su in alto), e d’altro lato respinge, con quelle poltroncine scomode che sembrano fatte con gli stecchi di legno dei ghiaccioli. In fondo anche quella scomodità è romantica, proprio come l’anarchica invadenza di Giacomo.

Marco Lombardi


Potiche