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I Film

Il discorso del re
di Tom Hooper, con Colin Firth, Helena Bonham Carter, Geoffrey Rush.
uscita in Italia: 28 gennaio 2011


La classicità ha sempre un valore, soprattutto se rivisitata in chiave moderna, per questo “Il discorso del re” è un gran bel film. La storia è già potente di per sé, perché racconta di un futuro re, Giorgio VI, che prima di poter essere guida del proprio popolo, quello inglese, nella lotta contro il nazismo, deve riuscire a essere guida di sé stesso, sconfiggendo un male interiore che sembra spietato come Hitler, la balbuzie. La lotta (di Colin Firth) verrà portata avanti insieme a un medico-non medico (Geoffrey Rush) che gli farà innanzitutto da psicologo, e da una donna (la fantastica Helena Bonham Carter) che sarà moglie e regina allo stesso tempo. Anche grazie a una fotografia non scontata, che inquadra gli attori spesso ai bordi dello schermo, con dietro ampie tappezzerie o pareti malamente dipinte che fungono da tavole proiettivo-interpretative (quelle di Rorschach) per lo spettatore, il film da un lato intrattiene e commuove, dall’altro – con minore morbidezza – instilla nel cuore di chi guarda sapori per nulla rotondi.
I giorni in cui l’ho visto erano quelli di “Identità golose”, il congresso enogastronomico di Milano. Di cose buone ne avevo assaggiate parecchie, ma m’è venuto spontaneo associare “Il discorso del re” al “Berlucchi ’61 rosè”. Da un lato per la sua aromaticità ed eleganza, che rappresentano il cotè sereno del film, quello dei buoni sentimenti; dall’altro perché il suo colore rosa antico m’ha fatto pensare a quel senso del “passato” che la pellicola comunica con molta tristezza, come pure alle suddette “pareti proiettive”; infine la sua acidità puntuta e garbatamente maleducata m’è sembrata l’alter ego di quel senso di dolore che ne “Il discorso del re” attanaglia la vita dei singoli e delle collettività. Così forte da pulirti la bocca e non farti più pensare e sentire quello che ci s’è lasciati alle spalle, qualunque cosa essa sia. Perché, re o no re, sempre avanti bisogna guardare.

Marco Lombardi


Potiche