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I Vini

Pinot nero alsaziano
Paul Zinck
febbraio 2011


      La (cattiva) memoria fa (cattivi) scherzi.
      Molti anni avevo fatto un viaggio in Alsazia, alla ricerca dei sapori del Riesling. Già allora avevo commesso un errore, perché andando lì non avevo ricordato che ben diverso era il Riesling renano di terra germanica – che avevo archiviato nella memoria a seguito di un viaggio a Berlino – da quello alsaziano, assai più squilibrato sugli idrocarburi. Preso dallo sconforto (si fa per dire), avevo dunque assaggiato il pezzo forte della zona, il Gewürztraminer. Rinfrancato, m’ero dunque lasciato andare all’entusiasmo (cieco) della fiducia, acquistando diverse bottiglie, fra cui alcune di Pinot nero. Allora poco lo conoscevo, e soprattutto poco conoscevo quello della Borgogna, che negli anni ho scoperto essere uno dei miei rossi preferiti, anzi, il mio rosso preferito, fors’anche più del Nebbiolo, pur nutrendo nei suoi confronti un affetto partigiano. È così che di recente ho ritrovato – sperduta in cantina – una bottiglia di quel Pinot nero, di un certo Paul Zinck. L’anno diceva “2003”, e la sorpresa m’ha portato ad aprirla così, senza pensarci su. Al primo sorso l’ho perdonata, addossando al suo bisogno d’ossigeno quel senso di chiuso che mi comunicava. Poi però, col passare delle ore, quella sensazione è stata sostituita da un’altra altrettanto greve, di un vino un po’ legnoso e molto (troppo) carico, come certi Aglianici non particolarmente riusciti, che nulla aveva a che vedere con la complessità, e soprattutto la freschezza, che hanno i Pinot neri della Borgogna pure dopo decenni d’invecchiamento. Bevendolo, dunque, ho pensato a un film che m’aveva altrettanto deluso: “I mostri oggi”, di Enrico Oldoini, che circa due anni fa – con attori comunque bravi come Claudio Bisio, Angela Finocchiaro e Diego Abatantuono – tentava disperatamente di rievocare uno dei grandi film del cinema italiano di sempre: “I mostri” di Dino Risi, del 1963. La sua consistenza era legnosa, a differenza della leggerezza del film di riferimento; i tentativi di satira goffi e talvolta involgariti, a differenza della capacità che il film di Risi aveva ed ha nell’essere davvero graffiante e raffinato allo stesso tempo; il suo profumo piuttosto greve, mentre ne “I mostri” si respira l’aria di un cinema che cercava di mettere d’accordo il grande pubblico con quello più esigente. Proprio come il Pinot nero della Borgogna, che sa essere divertente e complicato allo stesso tempo.

Marco Lombardi


Potiche