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I Vini

Sagrantino di Montefalco
Adanti
dicembre 2010


La coerenza è una virtù o un limite? Secondo Oscar Wilde è “…l’ultimo rifugio delle persone prive di immaginazione”, ma per molti filosofi – tra cui Kant – è uno dei motori che tiene in piedi il mondo: sia quello materiale, sia – e soprattutto – quello del pensiero. Insomma, risposta non c’è e, come sempre, “tutto dipende”.
Non ero già ubriaco quando, degustando nei dintorni di Bevagna, in Umbria, il Sagrantino di Montefalco nell’azienda agricola Adanti, ho pensato a tutte queste cose; anzi, ero incredibilmente lucido e sobrio. Eh già, perché il Sagrantino è uno di quei tanti vitigni che, nonostante il bouquet intenso, e i sapori forti, entrambi al limite dell’”ingombrante”, molti produttori vinificano caricandolo ulteriormente di legno, fino a renderlo – talvolta – imbevibile e “incoerente”, rispetto alle caratteristiche di partenza. Quello di Adanti è forse il più equilibrato nel suo evitare la barrique e limitarsi al tonneaux, che non è una botte grande ma quasi, senza però rinunciare alla ricerca di quella morbidezza e di quella rotondità – entrambe un po’ artificiali – date dal legno. Vero è che senza di loro il Sagrantino risulterebbe (forse) un po’ troppo spigoloso, ma quel tentativo di addomesticare gli angoli della propria personalità m’ha poi fatto pensare all’ultimo film di Sam Mendes che è ancora nelle sale, “American life”. Sarà che siamo condizionati dall’irriverenza sociale (ironica) di “American beauty” e (tragica) di “Revolutionary road”, i suoi due migliori (e splendidi) film, ma quest’ultimo suo lavoro, nel giocarsi tutto a cavallo fra l’essere socialmente graffiante, e pure accomodante, lascia un po’ il dubbio dell’incoerenza, e del non totale coraggio nell’andare fino in fondo a un modo di vedere il mondo, anche se la morbidezza finale lo rende “più consumabile” dal grande pubblico, proprio come il Sagrantino a seguito del legno. “American life” è infatti la storia di una giovane – e spiantata, ma unita – coppia americana che gira mezza America per trovare il giusto posto, e soprattutto le giuste persone, dove e con cui far crescere quel figlio che è prossimo a nascere. La perfezione non è di questo mondo, e nemmeno dell’America, sicché i due – alla fine – troveranno il “luogo” a partire da loro stessi, all’interno di un finale che ammorbidisce tutta l’irriverenza del film. Il loro amore funge un po’ da botte, rispetto alle asperità del mondo, proprio come tanti fanno col Sagrantino; il tocco però è leggero, ci può stare, esattamente come fa Adanti.

Marco Lombardi


Potiche