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I Piatti

Spaghetti ai ricci di mare
Osteria “La Gensola”, Roma
dicembre 2010


Non esistono le commedie, esistono i singoli autori che si cimentano – ognuno col proprio stile – nel genere della commedia. Lo stesso capita coi piatti, che tutti gli chef – anche i meno talentuosi – declinano secondo il proprio stile, il proprio gusto, le proprie capacità. Succede così di mangiare dei discreti spaghetti ai ricci di mare anche in luoghi che stanno all’interno, ma qualche volta la pasta non è della migliore qualità, qualche volta la cottura lascia a desiderare, qualche volta il riccio non è fresco, inserito com’è in un preparato che contiene (anche) altri ingredienti. Mangiando quelli cucinati dall’osteria “La Gensola”, a Roma, nonostante il quartiere turistico (Trastevere) spesso induca i ristoratori a preparare i piatti in maniera altrettanto “turistica”, sembra di assaporare una grandissima commedia all’italiana di tutti i tempi, di quelle che – attraverso un sorriso dolceamaro – hanno dipinto “senza filtri” la disumanità del mondo. Mangiandoli ho pensato al cinema di Dino Risi, e in particolare a uno dei suoi capolavori, “Il segno di Venere”, che racconta le traversie di una giovane – l’eccezionale Franca Valeri – che, innamorata com’è dell’amore, cerca disperatamente – e inutilmente – la sua anima gemella in una Roma materialistica e cialtrona, nonostante il boom economico – siamo nel 1955 – dovesse ancora manifestarsi. Il film è crudo ma, grazie al suo approccio tragicamente e ironicamente comico, risulta morbido allo stesso tempo, proprio come quegli spaghetti “al dente” che passano dalla tenerezza alla durezza senza soluzione di continuità, e dove il sapore aggressivo del mare, specchio del “sale” che sta nel film, è reso tollerabile, anzi, seducente, grazie alle note aromatiche che lo circondano, che ne “Il segno di Venere” sono date dagli occhi teneri e pieni d’umanità di Franca Valeri, i cui aculei – simili a quelli dei ricci – non bastano per difendersi da un mondo spietato che pensa solo al denaro, e a “possedere” la bellezza.

Marco Lombardi


Potiche