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Spigola in salsa di cocco
Sushi restaurant “JUNSEI”, Roma
Giugno 2013

Sfatiamo il mito che la cucina giapponese sia fatta di solo sushi. Chi ha avuto la fortuna di andare in Giappone avrà notato che esistono tantissimi altri piatti (anche quotidiani) che stanno al sushi come le varietà regionali della cucina italiana stanno a un semplice spaghetto pomodoro e basilico. Se poi il sushi restaurant di turno s’arricchisce di un’altra cultura orientale, allora la complessità diventa pure un gioco divertente e mutevole. Non inquadrabile.

Qui a Roma mi sono imbattuto in uno di questi sushi restaurant, il “Junsei”, dove – oltre al classico sushi man – esiste uno chef srilankese (Murage Don Kosala Range) che nel menu ha inserito alcuni piatti contaminati dalle spezie e dai sapori della sua terra. Fra i tanti ho assaggiato una squisita spigola in salsa di cocco con involtini di frutti di mare che mette insieme la popolare eleganza della spigola, che sa di Campania e di “realtà”, a questa salsa di cocco, che rimanda invece all’esotico in senso lato. Insieme si crea un mix di dolce e di amaro, di teneramente stopposo e di cremoso, che m’hanno fatto pensare all’ultimo film di Leos Carax, “Holy motors”, appena uscito nelle sale italiane dopo aver partecipato al festival di Cannes 2012.

Il film è la storia di un uomo che passa le sue giornate a bordo di una Limousine che lo conduce ad appuntamenti sempre diversi dove lui, dopo essersi cambiato e truccato, interpreta ogni volta un personaggio diverso. Potrebbe essere una metafora del mestiere dell’attore, e infatti lo è, visto che nel film questa attività viene definita “lavoro”, ma anche della vita in generale, se teniamo conto che ciascuno di noi, nell’arco di una sola giornata, interpreta (faticosamente) ruoli via via diversi, a volte anche cambiandosi di look. Trattasi della stessa variegata mutevolezza della spigola in salsa di cocco, ivi compresi alcuni tratti gustativi ipersaturi (se non addirittura un po’ kitsch, se non addirittura un po’ irriverenti) che bene rappresentano – sin dai tempi de“Gli amanti del Pont neuf”, del 1991 –– lo stile di Leos Carax. Che facendo interpretare al suo protagonista tanto il manager quanto l’accattone, tanto il terrorista quanto il padre di famiglia, tanto un essere bestiale quanto un musicista, tocca tutti gli estremi sensoriali dell’essere umano.

Marco Lombardi


Potiche