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I Film


Warm bodies

di Jonathan Levine, con Nicholas Hoult, Teresa Palmer e John Malkovich
uscita in Italia: 7 febbraio 2013


E diciamolo pure, non se ne può più di vampiri, zombies, lupi mannari e compagnia bella. Va bene che questo genere di personaggi, oltre a essere spettacolarizzante, si presta a tutta una serie di significati simbolici (soprattutto storico-sociali, George Romero insegna); tuttavia, quando lo spunto si trasforma prima in moda, poi in maniera, il risultato finale è (paradossalmente) la noia. Per colpa di “Twilight” & co. è questo il pregiudizio da superare prima di dedicare 2 ore del proprio tempo, e 8 euro del proprio portafoglio, alla visione di “Warm bodies”, anche perché i produttori di questo film sono gli stessi della suddetta saga. Lo sforzo va però fatto, perché “Warm bodies” è tutt’altra cosa: al netto d’essere la solita storia adolescenziale capace di prendere (proiettivamente) anche il pubblico adulto, qui la strada che si percorre prima che l’amore trionfi è costellata di ironia. Se “Twilight” si prende (troppo) sul serio, in “Warm bodies” si ride del fatto che uno zombie semironcoglionito (l’allora bambino prodigio di “About a boy”, Nicholas Hoult) possa innamorarsi di una bella figliuola che fa parte di un limitato manipolo di umani sopravvissuto a un’epidemia, anche perché del suo ex fidanzato lo zombie – R, come viene chiamato nell’omonimo romanzo – si mangia il cervello. Ma come accade col tortino al cioccolato, un dolce che – oltre a essere allo stesso modo assai inflazionato – di fuori ha un aspetto lugubre e una consistenza mediamente secchina che sanno di morte, mentre dentro si espande in cremosità, calore e profondità gustativa, allo stesso modo “Warm bodies” mostra alla fine, una volta “aperto”, il suo – tanto retorico, quanto infinitamente vero – messaggio, e cioè che solo grazie all’amore la nostra umanità comatosa può tornare a vivere. Il pianeta terra che il film alla fine descrive è ancora distrutto, cioè amaro, proprio come la nota contenuta nel fondente, ma la dolcezza che i due protagonisti a quel punto emanano la fa da padrona. L’ironia iniziale? Basta aggiungere una spezia – ad esempio la cannella – dentro il cuore del tortino…

 

Marco Lombardi