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I Piatti

Zeppola
Pasticceria Rita Vitale (NA)
Aprile 2012

In un’epoca in cui vanno di moda i dolci piccoli, la zeppola tradizionale se ne frega, continuando a proporsi con le sue dimensioni extra large. Azzannarla non è facile, con tutta quella crema pasticcera che si porta sopra, e pure le amarene, che a ogni morso bisogna (drammaticamente!) decidere se lasciar stare, mangiare a metà oppure per intero. Insomma, si tratta di un dolce che ha il coraggio di essere quello che è: buono, certo, ma anche grasso, pesante, foriero di sensi colpa da bilancia. Come spesso però capita, alla faccia della cucina Kaiseki che dice che i piatti si mangiano innanzitutto con gli occhi, già al primo morso scopriamo tutto un altro universo. Innanzitutto la pasta, che sembra leggera come un aquilone alto nel cielo, e poi le sue cavità. Già, perché da fuori la zeppola dà l’idea del “pieno”, mentre è tutto un gioco di spazi vuoti, come ci si potesse giocare dentro a nascondino. Quella di Rita Vitale, pasticcera di Napoli, si contraddistingue poi per una croccantezza – soprattutto se fritta – che nemmeno la crema pasticcera riesce a sconfiggere. Insomma, quella zeppola, grazie anche alla sugosa freschezza delle amarene, rivela un’anima ben diversa dal suo aspetto. Un’anima per nulla solida, anzi, quasi fragile. Leggera, nonostante la sua zavorra visiva e calorica. Fresca. Persino un po’ ironica.

Un dolce così non può non far pensare a un film d’amore. D’accordo, un po’ tutti i dolci fanno questo effetto, ma qui succede in maniera diversa. Inaspettata. Più profonda. Dolce ma non sdolcinata, come se quella zeppola fosse Notting Hill. Lei (Julia Roberts) è un’attrice di successo, lui (Hugh Grant) un libraio qualunque. Un giorno s’incontrano per caso e, sempre per caso, si baciano. Più avanti si ribaceranno. Più avanti ancora faranno l’amore. Sembrerebbe fin qui la classica storia impossibile, quella dei tira e molla, tanto sono diversi, loro due. La tenerezza che ci pervade, nel vederli, sembra quella zeppola da fuori: l’aspettativa del dolce è così intensa che alla fine credi che quell’amore presto si brucerà, senza essersi “consumato” per davvero. Ma quando lei trova il coraggio di andarlo a trovare in negozio ponendosi come una “una semplice ragazza che sta di fronte a un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla”, e lui trova il coraggio di amarla per davvero, anche rischiando di farsi male, allora entriamo dentro quella zeppola. Il dolce continuiamo a sentirlo, ma insieme a quello c’è la leggerezza, la croccantezza, l’ariosità che ci fa sembrare quella storia apparentemente impossibile come una cosa leggera, bella, persino facile. Del tutto normale, quotidiana. Pure fragile, certo, perché l’amore ci fa sempre sentire fragili, mettendoci a nudo; fragile come la pasta di quella zeppola. Anche la crema pasticcera, a quel punto, ci sembrerà una nuvola d’aria profumata. Profumata come l’aria mossa dai loro visi innamorati quando s’intrecciano per baciarsi.

Marco Lombardi


Potiche